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| Il tebano Epaminonda, che mise una formazione di falange tanto insolita quanto efficace, a Leuttra schierò le truppe migliori sulla sinistra, in modo da sfondare la destra degli Spartani. Oltre che scherare le truppe migliori sulla sinistra, le dispose per una profondità di 30 file (quando di norma erano 8 o meno) e pose davanti a questa il battaglione sacro (ovvero l'invincibile squadrone di cavalleria tebano composto da 150 coppie di omosessuli): il battaglione sacro mise in fuga la cavalleria spartana che, fuggendo, creò scompiglio fra le file della destra dei nemici dove c'era il re. A questo punto avanza e uccide più spariati possibile, fra i quali anche il re. mentre la destra tebana avanza la sinistra, che aveva una profondita nettamente minore della destra, si inarcua rendendo impossibile l'accerchiamento. una volta ceduta la destra spartana, la sinistra si ritira. ho trovato questo che può rendere l'idea abbastanza bene:  (però qui non mette la cavalleria...) ditemi: non era un genio questo Epameinondas?

La Federazione

Uomini senza fallo, semidei che vivete in castelli inargentati, che di gloria toccaste gli apogei, noi che invochiam pietà siamo i drogati. Dell'inumano varcando il confine conoscemmo anzitempo la carogna che ad ogni ambito sogno mette fine: che la pietà non vi sia di vergogna.
Banchieri, pizzicagnoli, notai, coi ventri obesi e le mani sudate, coi cuori a forma di salvadanai, noi che invochiam pietà fummo traviate. Navigammo su fragili vascelli per affrontar del mondo la burrasca, ed avevamo gli occhi troppo belli: che la pietà non vi rimanga in tasca.
Giudici eletti, uomini di legge, noi che danziam nei vostri sogni ancora siamo l'umano desolato gregge di chi morì con il nodo alla gola. Quanti innocenti all'orrenda agonia votaste decidendone la sorte, e quanto giusta pensate che sia una sentenza che decreta morte?
Uomini, cui pietà non convien sempre, male accettando il destino comune, andate, nelle sere di novembre, a spiar delle stelle al fioco lume, la morte e il vento, in mezzo ai camposanti, muover le tombe e metterle vicine come fossero tessere giganti di un domino che non avrà mai fine.
Uomini, poiché all'ultimo minuto non vi assalga il rimorso ormai tardivo per non aver pietà giammai avuto e non diventi rantolo il respiro: sappiate che la morte vi sorveglia gioir nei prati o fra i muri di calce, come crescere il gran guarda il villano finché non sia maturo per la falce.


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